MOVIMENTO CONTRO LE TURBOGAS

domenica, gennaio 16, 2005

Fonte:
http://www.agi.it/news.pl?doc=200412240941-1024-RT1-CRO-0-NF40&page=0&id=agionline.energia

ENERGIA: REGIONE MARCHE CONTRARIA A CENTRALE TURBOGAS

(AGI) - Ancona, 24 dic. - La Regione Marche ha ribadito la sua contrarieta'
alla realizzazione di una centrale turbogas da collocare in localita' Berta
del Comune di San Severino Marche (Macerata) nonostante che l'apposita
commissione del ministero dell'ambiente si sia espressa favorevolmente
sulla valutazione di impatto ambientale. "Non solo la Regione e' contraria
alla costruzione di una centrale di 370 megawatt a San Severino Marche, ma
in qualsiasi altra ubicazione sul territorio regionale" ha infatti
sottolineato l'assesore regionale allo ambiente, Marco Amagliani.
   Quest'ultimo ha ricordato che la "Regione, in precedenza, aveva
trasmesso al ministero un parere negativo, in quanto la programmazione
energetica regionale non prevede un impianto come quello proposto. Inoltre
era stata rilevata una carenza nella documentazione che suggeriva cautela,
specialmente sugli aspetti igienico-sanitari, connessi, in particolare,
alle emissioni atmosferiche. Soprattutto le polveri, seppur documentate nei
limiti di legge - era stato evidenziato - possono incidere sulla qualita'
ambientale dell'area interessata dall'impianto, insieme alle emissioni di
rumore.
   Valutazione - ha concluso l'assessore - che ha spinto l'Arpam a
formulare un parere negativo. Giudizi rafforzati anche dai dubbi
sull'impatto paesaggistico, in un contesto caratterizzato da una vallata
che segnala aspetti di pregio".
   Da ultimo Amagliani ha ricordato che il piano energetico regionale
prevede una politica di risparmio energetico, il pieno utilizzo delle
energie rinnovabili e la produzione e distribuzione nelle Marche di energia
elettrica e termica prodotta con piccoli e medi impianti di cogenerazione".
(AGI) -
240941 DIC 04
 

postato da noturbogas | 23:36 | commenti (1)

sabato, dicembre 18, 2004

dal sito NOCENTRALI.IT

Sul quotidiano La Repubblica un articolo contro il carbone si trasforma in un inno alle turbogas. Il giornalista si lancia in affermazioni al limite del fantascentifico: "l'aria che esce dalle centrali a ciclo combinato è più pulita dell'aria che entra".
Sarà un caso che tra i membri del comitato esecutivo del Gruppo l'Espresso (propietario di La Repubblica) ci sia Rodolfo De Benedetti che è anche presidente di Energia spa, una società con diversi progetti di turbogas sparsi sul nostro territorio?

 

LEGGETE L'ARTICOLO IN BASSO




postato da noturbogas | 23:46 | commenti

da Repubblica del 20 novembre 2004

      La battaglia delle centrali "Il carbone ci costerà caro" 

        
   ROMA - Il fabbisogno energetico aumenta e i vincoli ecologici si fanno più severi: servono centrali efficienti e a basso impatto ambientale. Ma le risse locali paralizzano la costruzione di nuovi impianti e l´inquinamento cresce. Colpa, sostiene Ermete Realacci, presidente onorario di Legambiente, di una politica energetica che «insegue una strategia vecchia, non investe in tecnologia avanzata ed è incapace di scelte di largo respiro».
      A scatenare le polemiche è il progetto di rilanciare il carbone, un combustibile fossile ad alto contenuto di carbonio, proprio l´elemento che esaspera l´effetto serra rischiando di modificare in maniera drammatica il clima. La riconversione a carbone delle centrali Enel di Civitavecchia e di Montalto di Castro ha scatenato un´ondata di proteste da parte dei comitati locali e del fronte ambientalista anche perché, come ha denunciato Giuseppe Fioroni, dell´esecutivo della Margherita, la situazione sanitaria dell´area interessata è già critica per l´alta percentuale di tumori, leucemie e patologie infantili come l´asma.
      L´Enel risponde alle accuse sostenendo che i valori delle emissioni saranno ben al di sotto di quelli previsti dalle normative che entreranno in vigore nel 2008: «Le nuove tecnologie adottate e la riduzione della taglia (da 2640 a 1980 megawatt) consentiranno di abbattere tutte le emissioni. Il nuovo impianto ridurrà tra il 60 e l´80 per cento la produzione di polveri sottili, di anidride solforosa e di ossidi di azoto. Anche la produzione di anidride carbonica, nonostante il cambio di combustibile, sarà ridotta di circa il 18 per cento».
      Questi dati vengono contestati dagli ambientalisti e dall´opposizione. «Il punto è che l´Enel ottiene vantaggi economici dalla riconversione a carbone», obiettano Realacci e Fioroni. «Ma il meccanismo funziona solo perché i costi vengono scaricati sui cittadini. Da una parte l´ente elettrico risparmia mantenendo in vita centrali obsolete, dall´altra i mancati investimenti in innovazione impediscono di raggiungere gli obiettivi di Kyoto, cioè la riduzione delle emissioni serra. Questo giochetto costerà molto caro al paese». Sulla stessa linea Gianni Silvestrini, direttore del Kyoto Club: «L´Italia sarà costretta a comprare all´estero i crediti di carbonio che non riesce a ottenere in casa. Ci troveremo costretti a pagare una tassa valutabile attorno ai 5 miliardi di euro».
      Il paradosso è che l´accelerazione sul carbone fa finire in secondo piano una tecnologia matura come le centrali a metano a ciclo combinato. Dai calcoli di Pippo Onufrio, presidente dell´Issi (Istituto sviluppo sostenibile Italia) risulta che costruendo una centrale a ciclo combinato si ottiene il 55 per cento di anidride carbonica in meno rispetto a quella emessa da un´analoga centrale a carbone. Poiché in base al protocollo di Kyoto le emissioni di anidride carbonica costano, si avrà dunque una spesa pubblica supplementare dello stesso ordine di grandezza del vantaggio ricavato dall´Enel.
      A completare il quadro dell´accusa è arrivato un verdetto autorevole. Un comitato formato da esperti del Cnr, del Politecnico di Milano e dell´Arpa Lombardia ha analizzato le emissioni di polveri sottili di tre centrali a gas a ciclo combinato: due in Lombardia (Cassano d´Adda e Turbigo) e una in Emilia Romagna (Porto Corsini). Le emissioni di polveri primarie sono risultate pari a 15 microgrammi per metro cubo in Lombardia e a 63 microgrammi per metro cubo nella centrale di Ravenna (l´areosol marino fa la differenza): un livello di emissioni cento volte più basso di quello al quale sono osservabili effetti sanitari. Non basta: nella pianura padana le polveri sottili viaggiano attorno ai 40 - 80 microgrammi per metro cubo, con punte molto superiori. Dunque l´aria che esce dalle centrali a ciclo combinato è più pulita dell´aria che entra.











postato da noturbogas | 23:16 | commenti

Fonte:
http://www.marketpress.info:80/modules.php?op=modload&name=News&file=article
&sid=24378&mode=thread&order=0&thold=0
articoli : CLIMA COMMERCIO EMISSIONI: WWF
BOCCIATURA DEL PIANO ITALIANO GRAVE COLPO PER TUTTE LE IMPRESE, ANCHE QUELLE VIRTUOSE


 Milano, 13 dicembre 2004 - Il giudizio della Commissione Europea che non
ha approvato il piano italiano sull'emission trading ha confermato
l'inadempienza del nostro governo sui passaggi fondamentali per
l'applicazione del protocollo di Kyoto. La mancata ratifica della direttiva
sul commercio delle emissioni è una grave mancanza visto che i meccanismi
di questa direttiva saranno in vigore dal primo gennaio. Il governo
italiano ha autorizzato quote eccessive di emissioni alle imprese
elettriche tali da consentire l'aumento di emissioni di gas serra in questo
settore di oltre il 20%. Sottomettendosi agli interessi di assoelettrica
(l'associazione che raggruppa le grandi imprese di produzione elettrica) ha
evitato di assegnare i permessi di emissione ai singoli impianti come
previsto invece della direttiva. E' proprio questo escamotage, creato per
evitare i vincoli sulle emissioni previsti dalla direttiva, che ha causato
la bocciatura da parte della commissione europea. "Questo atteggiamento
così smaccatamente di parte del nostro governo rischia di dare un duro
colpo alle imprese italiane visto che si creerà una disparità sul mercato
dell'energia in tutta Europa dato che tutti gli altri paesi sono già
operativi sull'applicazione delle regole del mercato dell'energia. Un danno
anche per le imprese italiane che si stanno comportando correttamente
utilizzando combustibili puliti e fonti rinnovabili, anche i più virtuosi
infatti si troveranno in una situazione paradossale di violazione della
direttiva comunitaria a partire dal 1 gennaio. Questa situazione conferma
il basso profilo tenuto dal nostro governo sul protocollo di Kyoto in cui
mai si è creduto e ora, divenuto realtà, ci costringe a rincorrere
faticosamente il tempo perduto " ha detto Andrea Masullo responsabile clima
e energia Wwf Italia.


































postato da noturbogas | 23:00 | commenti

venerdì, dicembre 17, 2004

Fonte:
http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it:80/quotidiano/gazzetta_edicolanavSf.asp?IDCatGOL=618&IDNotizia=169783&Edizione=1&Pagina=68&DataPubb=20041217

Ma a Pisticci si potrà riproporre la riconversione e un impianto meno impattante

No secco alla megacentrale

Un'espressione unanime in Consiglio provinciale


PISTICCI.Un no e un rinvio. Il Tar di Basilicata ha rinviato ogni decisione
al 9 febbraio 2005 sul ricorso presentato dal Comune di Pisticci, tramite
il quale l'ente locale chiedeva la sospensione dei provvedimenti adottati
dai Ministeri competenti in quanto la realizzazione di una centrale
termoelettrica ricadrebbe in una zona che non presenta idonee garanzie
ambientali per ospitarla. Il Consiglio Provinciale di Matera, invece, ha
deciso per un «no» secco ad un impianto a turbogas da 760 megawatt nella
zona di Pisticci scalo, esprimendosi comunque in modo favorevole e
all'unanimità, per un eventuale nuovo impianto che non dovrà essere
superiore alla potenza della vecchia centrale di 70 megawatt circa, che
attualmente funziona ad olio combustibile e che, si spera, venga
smantellata in tempi brevi. Tre i documenti presentati: quello
sottoscritto dalla maggioranza, illustratodall'assessore, ex sindaco di
Miglionico, Giuseppe D'Alessandro, che in sostanza esprimeva il proprio
parere contrario sulla centrale da 760 megawatt progettata da Energia Spa,
perché sovradimensionata rispetto al reale fabbisogno della Valbasento e
che la conseguente realizzazione dell'elettrodotto da 30 chilometri,
sarebbe oltremodo dannoso per i territori attraversati di Pisticci,
Ferrandina e Salandra. «Ora è necessario continuare la lotta - ha aggiunto
D'Alessandro - e che da parte delle istituzione venga data un responsabile
risposta e se sarà necessario scendere in piazza, lo faremo». È seguita la
proposta illustrata dal consigliere di Rifondazione di Pomarico, Vincenzo
D'Ambrosio, sottoscritta da Claudio Labriola dei Verdi, da Sante Pantano
dell'Italia dei Valori e dai consiglieri della Margherita Dino Calciano di
Pisticci e Nicola Marino, presidente del Consiglio provinciale, viene
fissato un tetto massimo non superiore a 70 megawatt. Secondo D'Ambrosio,
«In vista della rischiosa ipotesi di un iter facilitato per la costruzione
di un impianto da 400 megawatt, è oltremodo necessario precisare la taglia
massima che per la centrale di Pisticci appunto, non dovrà superare quella
di 70 megawatt. Il consigliere di Alleanza nazionale Francesco Mongelli, ha
presentato un documento molto simile in cui viene indicata una taglia, di
una possibile nuova centrale, da realizzare nell'area industriale di
Pisticci scalo che non superi i 70 megawatt. Alla fine, dopo un ampio e
costruttivo dibattito, si è deciso di votare un documento comune in favore
della riconversione della attuale centrale da 70 megawatt nel rispetto
delle tecnologie più pulite. La Provincia ha quindi sostanzialmente sposato
la tesi del Comitato anti centrale di Pisticci ed ha complessivamente
recepito il parere di netta opposizione all'impianto proposto da Energia
spa espresso nei giorni scorsi dal Comitato Tecnico Regionale e ratificato
dalla Giunta Regionale. Il Comitato anti centrale, presente ieri a Matera
con una sua delegazione, ha espresso soddisfazione per il voto del
Consiglio provinciale e ora attende con fiducia la conferenza di Sevizi del
21 dicembre a Roma con la speranza che si metta la parola "fine" a questo
problema che turba il sonno dei cittadini della Valbasento da più di due
anni. Michele Selvaggi

17/12/2004

























































postato da noturbogas | 23:44 | commenti

giovedì, dicembre 16, 2004

Fonte: http://www.tgcom.it:80/politica/articoli/articolo234267.shtml

Matteoli: Italia lascerà Kyoto

Ambiente: polemiche dal centrosinistra

Il ministro dell'Ambiente Altero Matteoli ha annunciato che l'Italia
potrebbe ritirarsi dal Trattato di Kyoto sulla riduzione dei gas a effetto
serra dopo il 2012, quando scade il periodo iniziale fissato dal
protocollo, se non ci saranno accordi con Stati Uniti, Usa e Cina.
Immediate le polemiche: "L'Italia tradisce gli impegni presi" dice
Percoraro Scanio, "Ci allontaniamo dall'Europa", aggiunge Relacci della
Margherita.

"La prima fase del protocollo di Kyoto si chiude nel 2012 - ha detto il
ministro Altero Matteoli, da Buenos Aires dove ha partecipto alla
Conferenza climatica dell'Onu - Dopo non è possibile andare avanti senza
Stati Uniti, Cina e India". Una simile decisione sarebbe il colpo più duro
al trattato - che punta a ridurre le emissioni di gas a cui viene
attribuito il riscaldamento globale del pianeta - da quando, nel 2001, gli
Usa hanno deciso di ritirarsi, affermando che il protocollo era
eccessivamente oneroso per la sua economia.

"Visto che questi paesi non vogliono sentir parlare di accordi vincolanti,
si dovrà procedere con accordi volontari, patti bilaterali, partnership
commerciali. In Europa c'è chi vorrebbe che tirassimo dritto anche da soli,
ma non è realistico", ha detto ancora Matteoli. "Oggi siamo qui per
riuscire ad applicare Kyoto e quindi ridurre le emissioni, è questa la
nostra missione - ha detto alla Reuters una portavoce del ministro -
Cominiciamo adesso a discutere che succederà dopo (il 2012). E' necessario
andare avanti con gli altri paesi".

"Se la Cina, l'India, gli Stati Uniti vogliono accordi vincolanti, saremo
molto contenti". Il Trattato di Kyoto - dal nome della città giapponese
dove è stato firmato, nel 1997 - impone ai paesi sviluppati di ridurre le
loro emissioni di gas a effetto serra del 5,2% rispetto ai livelli del 1990
nel periodo che va dal 2008 al 2012.

I paesi in via di sviluppo non hanno alcun impegno a raggiungere obiettivi
specifici di riduzione. Il trattato fa seguito al patto volontario, e
naufragato, concordato nel 1992 allo "Earth Summit" di Rio de Janeiro,
sempre con l'obiettivo di ridurre le emissioni gassose. I firmatari di
Kyoto dovrebbero firmare anche per dare il via a una più massiccia
riduzione delle emissioni in un secondo quinquennio dopo il 2012, il
cosiddetto Kyoto 2.

Dopo il ritiro degli Usa, deciso dal presidente George W. Bush - gli Stati
Uniti sono il maggior inquinatore mondiale, e da soli sono responsabili di
un terzo delle emissioni globali di gas a effetto serra - il Trattato è
stato salvato dalla determinazione dell'Unione europea, che ha convinto
anche il Giappone e la Russia a ratificare il patto. Ma la posizione
dell'Italia - il cui governo guidato dal premier Silvio Berlusconi è uno
dei più stretti alleati di Bush - rischia di compromettere la posizione
della Ue.

Ovviamente sono scattate le polemiche. "Sul protocollo di Kyoto l'Italia ha
tradito gli impegni presi, e il ministro dell'ambiente Matteoli si deve
dimettere", sostiene il leader dei Verdi Pecoraro Scanio. "Il governo
sbatte la porta in faccia agli accordi di Kyoto, e cosl facendo allontana
ulteriormente l'Italia dall'Europa e rinuncia ad una opportunità decisiva
per lo sviluppo del Paese", tuona Ermete Realacci della Margherita.

PIANO ITALIA SU EMISSIONI GAS ANCORA NON APPROVATO DA UE
Nei giorni scorsi, la Commissione europea aveva annunciato che lo schema di
scambio di emissioni di carbonio della Ue partirà con 21 Stati, dato che
non sono stati ancora approvati i piani di riduzione presentati da Italia,
Polonia e Repubblica Ceca, mentre la Grecia non ha ancora inviato a
Bruxelles il proprio piano.

Lo schema per lo scambio delle emissioni è un punto nodale nel piano Ue per
rispettare gli obblighi fissati da Kyoto. Esso riguarda circa 12.000
impianti e fabbriche in tutta la Ue , tra centrali elettriche, fonderie e
altre industrie che fanno un uso intenso dell'energia.

Le società che eccedono le loro quote consentite di emissione di biossido
di carbonio possono comprare il diritto ad acquistare quote di emissione -
in sostanza, il diritto a d inquinare - da altre aziende che invece sono
rimaste al di sotto dei limiti. In ogni caso, anche le società dei paesi i
cui piani non sono stati ancora a pprovati devono cominciare a monitorare
le proprie emissioni.

"Il governo ha presentato, in ritardo, un piano per le emissioni quantomeno
'allegro', che l'Europa non ha potuto far altro che bocciare - accusa
ancora Relacci - E adesso si tira indietro sulla seconda fase di Kyoto,
schiacciandosi al solito sulla politica di Bush e allontanandoci ancora dal
resto dell'Europa".






















































































postato da noturbogas | 23:22 | commenti

sabato, dicembre 11, 2004

«Luce e gas, nuovi rincari»

ROMA - Nuovi rincari in arrivo per le bollette della luce e del gas a
carico delle famiglie: dal primo gennaio potrebbe scattare infatti un
aumento di quasi 30 centesimi all'anno per colpa della fiammata dei prezzi
del petrolio degli ultimi mesi. La stima è del Rie (Ricerche Industriali
Energetiche di Bologna) che prevede per il prossimo aggiornamento - che
scatterà il primo gennaio e che l'Authority per l'energia dovrà effettuare
entro fine mese - un aumento del 2% per la luce e del 2,2% per il gas.
L'impatto per una famiglia tipo (con 3 kw impegnati e consumi elettrici per
224 kwh mensili e 1.440 metri cubi di gas l'anno) si traduce in un aggravio
di 9,9 e 18 euro annui a famiglia. Per un totale di 28 euro. Il probabile
aumento, per le bollette elettriche, segue quelli scattati nell'ultimo
semestre: a luglio, incremento annuo di 3 euro e ad ottobre, 3,6 euro su
base annua.
A mettere le mani avanti su possibili aumenti è la stessa Authority che, in
una segnalazione inviata al governo e al Parlamento, ricorda come una norma
della Finanziaria alla fine potrebbe incidere sui rincari delle tariffe. La
manovra, infatti, prevede il prelievo di 100 milioni di euro annui da un
fondo destinato alla Sogin, la società incaricata dello smaltimento del
materiale delle ex centrali nucleari. Fondo finanziato da una delle voci
della tariffe, quella relativa agli oneri di sistema, che dovrebbe essere
alimentato con un nuovo aumento.
Il garante per l'Energia, nella sua missiva, coglie l'occasione anche per
stigmatizzare l'assurdità di una norma della legge sulle oblazioni (del
1981) per cui, se una impresa viene multata, ha la possibilità di
«contenere la sanzione versando solo il doppio del minimo, o un terzo del
massimo, della somma prevista dalla multa». L'autorità ne chiede
l'eliminazione con una norma ad hoc da inserire nella manovra. La richiesta
dell'Authority ha un fine ben preciso: le sue sanzioni, infatti - così
recita vagamente la legge istitutiva - possono andare «tra un limite minimo
di 50 milioni e un limite massimo di 300 miliardi di vecchie lire», senza
ulteriori precisazioni.
In passato, è accaduto che l'Enel sia riuscita a evitare una multa da 90
miliardi di lire (per aver comunicato dati errati sui blackout al Sud)
pagando in anticipo 100 milioni di lire di multa (51.600 euro). La vicenda
ha recentemente avuto anche una rocambolesca avventura parlamentare.
Stefano Saglia, di An, aveva infatti proposto nei giorni scorsi un
emendamento per modificare quella norma in ossequio a più stringenti
regolamenti comunitari. Ma il ministero dell'Economia ha chiesto di
ritirare l'emendamento, che è stato fatto proprio dall'opposizione. E che è
stato bocciato con il voto a favore dello stesso Saglia che non ha
rinunciato a difendere la sua creatura.
Per una singolare circostanza questo è avvenuto mentre l'Authority ha in
corso una indagine sui distacchi di corrente programmati del 26 giugno
2003, per i quali l'Enel, che è controllato dal Tesoro, potrebbe anche
rischiare sanzioni pecuniarie non trascurabili.

















































postato da noturbogas | 23:28 | commenti

giovedì, novembre 11, 2004

 
CONFERENZA

(da Il Ponte)

 

Per chi come noi è convinto che muri e frontiere vadano abbattuti, che l’incontro tra popoli è una risorsa, che la cooperazione è un obiettivo da perseguire. Che tutto ciò deve reggersi sulla partecipazione ed il coinvolgimento dei cittadini. Che unione deve significare accoglienza e rispetto delle diversità. Che l’Europa si costruisce sulla solidarietà e i diritti. Per tutti noi la conferenza internazionale “Euroregione Adriatica”, che oggi ha concluso i lavori a Termoli, non può che essere giudicata un indiscutibile fallimento.

 

Due immagini fotografano perfettamente le caratteristiche, le volontà e l’impostazione che si sono volute dare alla conferenza.

 

La prima è quella di una sala semideserta. Se non fosse stato per la presenza dei politici locali “obbligati” ad esserci, di funzionari regionali, di addetti all’organizzazione e di questuanti speranzosi di beccare qualche briciola, sarebbe bastata una scrivania e poche sedie per firmare un protocollo di intesa tanto vuoto quanto fasullo. È difficile negare il totale flop dell’iniziativa voluta da Di Stasi e Iorio. A scorrere il pomposo programma della conferenza è semplice verificare come siano più gli invitati che non si sono presentati che quelli che sono venuti e, salvo i mezzi di informazione regionali, nessuno al di fuori del Molise si è accorto di questo “evento”. Questa sorta di isolamento era percepibile semplicemente osservando come il luogo della conferenza sia stato trasformato in un vero bunker: cancelli chiusi, divieto di ingresso a possibili “contestatori”, circa cento uomini delle varie forze dell’ordine chiamati a difendere il fortino, addirittura la presenza di una unità speciale di artificieri! Non c’è che dire, una Euroregione blindata, nei contenuti e nei fatti.

 

La seconda immagine è quella del luogo scelto per la conferenza. Mentre si riempivano la bocca di sviluppo sostenibile e armonioso, protezione ambientale, turismo e agricoltura di qualità, il puzzo che saliva dal Nucleo industriale era lì a sbugiardare frasi menzognere. A pochi metri da loro le tre fabbriche chimiche ad alto rischio e la centrale turbogas in costruzione erano l’evidente testimonianza delle balle verbali con le quali si tentava di infiocchettare l’iniziativa.

 

Fuori dai cancelli, espressamente tenuti fuori, il presidio dei cittadini ha ricordato e denunciato verità che non si possono nascondere, che i sorrisi di spavalda soddisfazione di Iorio e Di Stasi non potranno cancellare.




















postato da noturbogas | 19:28 | commenti

domenica, ottobre 17, 2004

Il 30 settembre scorso il Ministro Gianni Alemanno ha inviato una comunicazione, una sollecitazione e una esplicita richiesta a Marzano, Ministro delle Attività Produttive, e a Matteoli,

Ministro dell’Ambiente. È certamente un passo importante che va riconosciuto e apprezzato. Siamo altrettanto certi che il Ministro converrà con noi se lo giudichiamo solo un primo passo. I silenzi che hanno caratterizzato finora i due ministeri interpellati da Alemanno (ed ai quali abbiamo sempre inviato copiose documentazioni) non fanno sperare nulla di buono. Non solo, già nel passato Matteoli, pur dovendo riconoscere la pericolosità delle cosiddette polveri sottili, si è trincerato dietro i giudizi del fido Allegrini (dirigente del Cnr) che superficialmente ha liquidato la questione. Chiediamo al Ministro Alemanno di porre la questione in Consiglio dei Ministri, una questione che coinvolge non solo il Molise, ma gran parte delle regioni italiane; chiediamo che venga rivisto il criterio attraverso il quale si esprimono le valutazioni di impatto ambientale alla luce degli studi sulle polveri sottili; chiediamo che ci sia una moratoria in attesa di certezze. Infine, chiediamo al Ministro di convocare l’assessore regionale all’Ambiente Filoteo Di Sandro - anch’esso di AN e contrario alla installazioni di tali megaimpianti - per chiedere cosa concretamente pensa di fare in Molise per bloccarne la costruzione; chiediamo che indica un incontro con il Presidente della Regione Iorio (Forza Italia) e con il Sindaco di Termoli Di Giandomenico (Udc) affinché essi che ne hanno il potere sospendano in via cautelativa la costruzione della centrale di Termoli. Il movimento contro le turbogas non ha intenzione di abbassare la testa ed è pronto a continuare a fare la propria parte con tutti i mezzi disponibili, così come le prossime settimane dimostreranno. Di seguito il testo della lettera inviata da Alemanno.

 

 

 

 

Caro Ministro,

 

sono nuovamente a scriverTi in ordine alle problematiche inerenti alla realizzazione della centrale a turbogas di Termoli.

Come Ministro delle Politiche Agricole e Forestali sono a reiterare con convinzione la richiesta della valutazione di impatto ambientale espressa dalla Competente Commissione del Tuo dicastero, e già avanzata con la mia del 2 luglio c. a.

Dalle organizzazioni agricole e di categoria, ma anche da comitati civici e da amministrazioni locali, continuano ad arrivarmi segnali preoccupanti per le conseguenze economiche e sociali che questo nuovo impianto causerà.

 

 

Come ricorderai è particolarmente forte la preoccupazione per il danno diretto al settore agricolo che deriverebbe dalla riduzione della disponibilità idrica per le coltivazioni e gli allevamenti, causato dal prelievo della nuova centrale.

 

Mi vengono inoltre segnalate alcune situazioni di pericolo causate dalla inidoneità geologica del sito prescelto per la nuova centrale, già soggetto in passato a fenomeni alluvionali, ed alla presenza di impianti chimici nelle immediate vicinanze della stessa in grado di costituire potenziali situazioni di rischio per la cittadinanza.

 

Conseguentemente ho inviato al Ministro Matteoli una nuova richiesta finalizzata a verificare l’opportunità di una revisione della valutazione di impatto ambientale rilasciata dal suo dicastero.

 

In attesa che il dicastero dell’Ambiente possa pronunciarsi facendo cosi chiarezza sui dubbi relativi ai danni ed alla risorse disponibili, sono a reiterarTi con convinzione la richiesta di sospendere i lavori di realizzazione della centrale.









































postato da noturbogas | 19:40 | commenti

martedì, settembre 14, 2004

Un convegno chiarificatore.

 

Paglieta e Gissi ribadiscono il no al turbogas.

 

 

Una sala gremita in ogni posto (circa 300 i presenti), con gente accorsa anche dalla provincia di Teramo, per ascoltare chi per primo ha rilevato il problema derivante dalle emissioni delle centrali termoelettriche a ciclo combinato. Claudio Po, dell’Unità operativa rischi ambientali della Ausl di Bologna e Marco Cervino, dell’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima del Cnr sono approdati a Paglieta, invitati dal CostAmbiente, il comitato per la tutela ambientale in Val di Sangro e Val Sinello. Con loro, Tommaso Pagliani, responsabile dell’unità ambiente del consorzio Mario Negri Sud. I relatori, prima del convegno sono stati ospiti dell’emittente televisiva regionale Telefax; qui hanno registrato una puntata del programma “Angeli e Angeli” condotto dal giornalista Lucio Russi.

I lavori del convegno: “Inquinamento atmosferico e salute, centrali turbogas e altre fonti di inquinamento”, sono stati aperti dal Sindaco di Paglieta Giuseppe Lalli, il quale ha lanciato la proposta di un coordinamento provinciale anti-centrale  con l’obiettivo di chiedere alla Regione Abruzzo e al Ministero delle attività produttive una moratoria della costruzione degli impianti, nuove valutazioni di impatto ambientale che tengano conto degli studi effettuati da Nicola Armaroli e Claudio Po. Ha preso la parola brevemente, anche Pasquale Colantonio, coordinatore di CostAmbiente. “ Questo convegno vuole essere l’occasione per fare chiarezza- ha detto Colantonio; in ballo vi è il consolidamento di uno sviluppo ecocompatibile, iniziato negli anni 70 in Abruzzo, che oggi viene messo in pericolo da questi inquinanti, ma non solo; alcuni impianti di smaltimento e trattamento rifiuti pericolosi, rappresentano un ostacolo allo sviluppo compatibile con il territorio e l’ambiente , per questi motivi è necessario che tutti facciano la loro parte: cittadini, istituzioni e forze politiche”.

Marco Cervino ha evidenziato la portata dell’inquinamento atmosferico derivante dalle centrali, che arriva ad influenzare una zona ben più vasta del cosiddetto giardinetto di casa. “ Non è nostro compito demonizzare le centrali turbogas; quello che ribadiamo con forza è che questi impianti emettono una quantità enorme di polveri fini ed ultrafini dannose alla salute. Nessuno, altrove, si sogna di contestare questo dato; solo in Italia non sono state proposte e prese le dovute precauzioni di legge.”

Claudio Po, ha spiegato gli effetti sulla salute dell’emissione del articolato evidenziando l’alta correlazione tra malattie cardiovascolari e polveri fini.” Gli emissioni inquinanti possono portare- ha spiegato- malattie come tumori, ischemie, trombosi, e danni rilevanti al sistema cardiaco, senza contare gli alti costi sociali che ne derivano”.

Al convegno hanno partecipato solo alcuni esponenti politici locali e regionali; presente, l’onorevole Borrelli, il consigliere dell’opposizione Orlando, assenze rilevanti, l’assessore all’ambiente Petta e il Sindaco di Atessa Cellucci.

Prossimo appuntamento, a Gissi con un altro convegno sul tema l’impatto agricolo e i potenziali rischi alle colture agricole. Anche le associazioni agricole scenderanno in campo, e parteciperanno direttamente nella programmazione dell’incontro.

Il convegno di Paglieta è stato integralmente registrato per permettere a CostAmbiente, alla fine del ciclo di convegni di pubblicare una raccolta esaustiva sulle problematiche legate al turbogas.

postato da noturbogas | 21:03 | commenti (1)